L’immagine inserita nel database continuava a cercare una corrispondenza per verificare a chi appartenessero quei tratti: fu lo stesso ispettore Mainati ad interessarsene, come faceva sempre in casi di omicidio, per lei non esistevano differenze di grado, tutti dal primo all’ultimo dovevavo fare ciò che era nelle proprie possibilità per trovare l’assassino; inoltre, più ore passavano e più c’era la possibilità per lui di scappare e riuscire a farla franca.
“Novità dai vicini della vittima?” disse Becca ai due agenti appena tornati dal sopralluogo: “no, qualcuno di loro lo ha visto uscire per andare a lavoro, come faceva ogni mattima ma nessuno lo ha visto rientrare, insomma siamo nuovamente in un vicolo cieco, però abbiamo inviato la richiesta per ricevere i tabulati telefonici” Criari era diventato molto bravo nel suo lavoro e a parte qualche parentesi dimostrava di essere all’altezza della fiducia che Becca gli dimostrava in ogni occasione utile.
“Commissario”- “Becca vorrai dire, che hai trovato?”- “sì scusa Becca, ho finalmente trovato una corrispondenza tra l’identikit e le foto segnaletiche, come potrai vedere si tratta di Guido Alfieri, è già noto alle forze dell’ordine per spaccio e detenzione illegale di armi, è libero da circa sei mesi, questo vuol dire che avrebbe potuto tranquillamente commettere l’omicidio; inoltre risulta lavorare in un pub, poco distante da Via Tiburtina, potremmo andare a dare un’occhiata”- “ottimo lavoro, andiamo a verificare se ha qualcosa da dirci, Berti tu vieni con noi”. Per Rosa era molto piacevole sentirsi elogiare per il lavoro svolto, soprattutto se questi complimenti arrivavano da una persona che lei ammirava molto e sulla quale si era anche documentata; era una sua abitudine prima di cominciare a lavorare in un nuovo commissariato conoscere bene chi ne tenesse le redini.
I lavoranti in quel pub di terza categoria sia che servissero ai tavoli o che smistassero i cibi dietro al bancone o in cucina, avevano quasi tutti lo stesso aspetto: rozzo e di gente che di conti aperti con la giustizia ne aveva molti; Becca e Rosa dal canto loro, avevano la cosiddetta faccia da sbirro e persone come quelle sapevano sentirne l’odore anche a chilometri di distanza, inoltre continuavano ad osservarli per cercare tra loro l’interessato; un piccolo segno al braccio da parte di Rosa le fece subito capire dove fosse ma anche lui se ne accorse e cercò di scappare senza dare troppo nell’occhio: “fermo polizia” gridava Rosa con la pistola in pugno, entrata nella cucina e correndo quanto più poteva per riuscire a prenderlo; mentre correva Guido inciampò in un battente aperto all’improvviso e cadde a terra: “dove pensavi di andare” disse Rosa bloccandolo e mettendoli le manette; portare in commissariato i classici tipi che volevano fare i furbi era per lei una soddisfazione indescrivibile.
“Allora, vuoi spiegarci perché sei scappato se non avevi niente da nascondere?” Becca cercava di intimidirlo per farlo confessare ma lui sembrava rigido come il marmo: “io non ho fatto nulla ma ho sentito in televisione la notizia della sua morte e allora ho subito capito che volevate incastrarmi”- “forse non hai usato il termine giusto, noi volevamo solo interrogarti per sapere cosa ci facevi ieri sera al bar con lui, non mi sembra tanto strano dal momento che potresti essere stato l’ultimo a vederlo vivo”- “lo so quello che pensate di un tossico come me, che l’ho ucciso per soldi magari o per qualche altra ragione ma non è così- “allora dicci come è andata” intervenne Rosa ”io ho chiesto a Errico di vederci, gli ho lasciato un biglietto sotto la porta senza dirgli chi fossi altrimenti non sarebbe venuto”- “e perché?”- “prima Errico era un tossico come me, insieme facevamo dei furti, cose di questo genere per trovare i soldi, poi io sono andato più sul pesante, e ho preso una pistola, facendo delle rapine avremmo guadagnato di più ma lui non accettò e così decise di smetterla sia con me che con la droga, si ricoverò in una clinica, e da allora non ci siamo più visti”- “e poi cosa è successo? Perché ieri vi siete incontrati?”- “perché avevo bisogno di soldi, lui adesso stava bene economicamente e così gli ho chiesto di aiutarmi”- “e lui?” Becca cominciava a perdere la pazienza:” lui mi ha dato quello che aveva, duecento euro e mi ha detto di andarmene per sempre dalla sua vita”- “ e tu, hai pensato bene di seguirlo e di ammazzarlo, forse erano troppo pochi duecento euro”- “no io non l’ho ucciso, dopo sono andato al pub, avevo il turno di sera, potete chiedere a chi volete”- “verificheremo non ti preoccupare , ora vai ma guai a te se lasci la città, potresti servirci ancora”.
“ Secondo te dice la verità?” Rosa era molto titubante dopo averlo ascoltato- “non lo so ma più di verificare il suo alibi non possiamo, dopotutto il suo racconto dei fatti sembra coincidere con quello del barista, l’unica cosa che possiamo fare è continuare a cercare qualcuno che abbia avuto un motivo per ammazzarlo anche se sembra proprio un uomo perfetto che ha eliminato tutto il marcio che aveva intorno e dentro se stesso, ti va di andare a bere qualcosa?” essere circondata sempre da persone di sesso maschile era per Becca sinonimo di normalità ma anche di gran solitudine; dopotutto trascorrendo quasi tutto il giorno in ufficio la sera non aveva certo la voglia e soprattutto la forza di uscire a conoscere nuove persone, così in Rosa aveva trovato una possibile collega-amica e lo stesso era per lei. “Certo che mi va, se mi accompagni vado a prendere la borsa” il suo ufficio era un po’ più piccolo di quello di Becca ma aveva tutto ciò che poteva servirle per starci in maniera confortevole, una foto sulla scrivania però attirò la sua attenzione: “come stai bene in questa foto, sei con tuo padre? “- “sì è mio padre, eccomi sono pronta possiamo andare” era chiaro che avesse voluto evitare l’argomento e Becca non insistette, anche lei dopotutto odiava avere domande sulla sua vita privata, per cui cominciava a trovare delle vere e propie affinità tra loro.
“Carino qui” disse Rosa osservando il locale dove siedevano, un posto dove si riversava quasi tutto il commissariato per bere una birra dopo aver finito il servizio e dove si potevano scambiare due chiacchiere nonostante non si staccasse completamente dal lavoro: “ci vengo spesso a riordinare le idee, soprattutto quando mi trovo di fronte ad un caso difficile da risolvere”- “e questo lo è di sicuro”-“già, non riesco a capire cosa possa avere da nascondere un uomo come quello, è vero che il passato torna sempre ma credo che questo omicidio abbia ben poco a che fare con la malavita”- “dalla tipologia sembrerebbe quasi un delitto passionale, forse si tratta di qualche ragazza respinta o di una ex ragazza con la quale si è lasciato male, tutto è possibile”- “certo ci ho pensato anche io, soprattutto perché la vittima è stata anestetizzata, quindi non ha sentito alcun dolore fisico, è stato come morire in sala operatoria durante un intervento, c’è un briciolo di bontà nell’assassino”-“e sì un briciolo di bontà, anche se questa parola sembra essere fuori luogo rispetto al contesto” –“domani andremo all’agenzia dove lavorava, sicuramente qualcosa fuori uscirà, e se c’era qualche segreto apparirà chiaramente ai nostri occhi come una macchia d’olio sull’acqua” quel paragone lo usava spesso ma le serviva per rendere bene l’idea che coltivava nella sua mente e chi la conosceva lo sapeva, anche Rosa avrebbe imparato a conoscerla bene.
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