Il terrazzino che dava sul centro storico di Roma era diventato il suo mondo, il suo rifugio, tutto quello che la staccava dalla realtà, una realtà troppo dura da accettare dove a popolarla erano solo ricordi spezzati e infiniti di una vita che lei non aveva mai vissuto completamente, una infanzia priva di ricordi e una maturità mai arrivata; da quando Cathy era andata via il suo abisso era diventato talmente profondo da sommergerla completamente senza darle Il tempo di respirare; le sei del mattino erano però l’ora ideale per stare un po’ tranquilla con se stessa senza doversi in qualche modo confrontare con il mondo circostante che la avvolgeva: nessuno era infatti interessato al suo tavolino disposto ad ovest o al dondolo che ondeggiava come un’onda mossa dal vento; lo stress e il traffico quotidiano a quell’ora erano immobili e nulla poteva disturbarla, a parte lo squillo di un telefonino!
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