sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 22

Pensava e ripensava a quelle parole, quella descrizione ma nella sua testa non si accendeva nessuna lampadina; nemmeno fare ricerche su internet l’aveva aiutata, tutto quello che riguardava Emilio Lamberti ed il suo team non era semplice da scovare, anzi era quasi impossibile e lo stesso Emilio non conosceva nessuna ragazza che avesse a che fare con Sandro. Nella sua mente circolavano tantissimi pensieri di diversa natura ma soprattutto uno, chi potesse aiutarla a scoprire la verità, perché solo di una cosa era certa: da sola non sarebbe arrivata da nessuna parte.
Cathy era ancora in commissariato e Becca si stava occupando di lei: “prendi questa vedrai che ti farà bene” le disse porgendole una tazza di camomilla calda con del miele: “bastasse la camomilla a riportarmi Luca ed a calmarmi, lo sai che da quando è successo non riesco nemmeno a scrivere una riga? per molti il lavoro in questi casi diventa un modo per fuggire dalla realtà ed invece io non riesco nemmeno ad immaginare di tornare  a fare la giornalista, e mi sento anche in colpa per tutte le volte che non ho rispettato i parenti delle vittime pur di scrivere un pezzo da prima pagina, mi sento una persona orribile”- “smettila di darti colpe assurde che non hai, non puoi pensare certe cose”- “il problema è che io non so piu cosa pensare”.
Mentre parlavano uno squillo fece quasi sobbalzare Becca: “pronto, sì certo che arrivo, dammi l’indirizzo” lo segnò a stampatello su un foglio del bloc notes sulla scrivania e lo mise in tasca: “chi era?” chiese Cathy: “era Rosa, deve parlarmi di una cosa importante, vieni che così ti accompagno a casa”.
“Non preoccuparti vai prima da Rosa, io aspetto in macchina” disse Cathy mentre si stavano dirigendo verso il famoso parco pubblico, ormai diventato il posto ideale per incontrare senza dare nell’occhio qualcuno; non ci volle molto ad arrivare e proprio come aveva fatto Rosa la prima volta, anche Becca parcheggiò poco distante dall’ingresso: “sei sicura di non voler venire?” disse non molto convinta nel lasciare Cathy in auto: “sì non preoccuparti, non mi va di vedere nessuno”- “ok ma qualsiasi cosa, fammi un colpo e arrivo”-“ok vai”.
Quel luogo non le dava tranquillità, forse perché a quell’ora non c’erano molte persone, ma perché Rosa voleva vederla? Dopotutto era quasi scomparsa e da molto tempo non si era più occupata del caso,era quantomeno strano come comportamento.
“Ah eccoti!” disse Rosa non appena la scorse e subito le andò incontro, abbracciandola, lasciando Becca un po’ intontita da questa  improvvisa dimostrazione di affetto: “ho sbagliato tutto, credevo di farcela e invece” cominciò a piangere mentre diceva quelle parole, era stanca e psicologicamente provata da tutto quello che aveva vissuto ed affrontato in una vita intera ma soprattutto nell’ultimo periodo dove gli scheletri del passato erano tornati a farle visita e senza alcuno sconto.
“Adesso calmati e spiegami, cosa è successo e che significa che hai novità sul caso, tu non eri da tuo padre per problemi familiari?”- “ti ho mentita Becca e non immagini nemmeno quanto sia pentita per questo, ho fatto cose che non avrei mai immaginato di fare nella vita ma purtroppo”- “che significa Rosa? Cosa vuoi dirmi?”
E così le raccontò tutto per filo e per segno, dalla più vecchia alla più recente: la violenza, l’omicidio, la scomparsa del corpo e soprattutto le minacce che stava ricevendo e che l’avevano portata ad allontanarsi dal caso al quale stavano indagando, della paura che stava provando, insomma ogni cosa le sembrò importante.
“Non so cosa dirti ma perché non me lo hai detto prima, avrei potuto aiutarti”- “e cosa ti dicevo, che una ispettrice di polizia si è macchiata di omicidio? Non è una cosa semplice da raccontare, oggi come oggi so che se avessi confessato tutto all’epoca non ci sarebbero state grandi conseguenze perché ho agito per legittima difesa ma vedi allora non lo sapevo e si occupò di tutto mio padre, io sono entrata in polizia ed ho cancellato il passato ma sono stata una illusa perché il passato torna sempre”- “al telefono però mi hai detto che avevi novità sul caso, come è possibile che siano collegate le due cose?” – “vedi riguarda l’uomo che è stato trovato morto, quello che lavorava per Lamberti, all’epoca non è stato detto nulla ma la sua uccisione è uguale a quella delle tre vittime che abbiamo trovato: è morto per dissanguamento con una serie di tagli inferti sul corpo, del tatuaggio non so nulla e nemmeno dell’anestetico, l’autopsia non è stata fatta ma credo che ci sia un collegamento. L’uomo in questione frequentava una donna, di lei non sono riuscita a sapere molto a parte che era una bella ragazza con capelli rossi tinti ed occhi azzurri e che aveva un neo a forma di cuore sulla guancia” quelle ultime parole furono come un lampo di luce che attraversa il cielo scurito da una tempesta, quel particolare Becca lo aveva visto da qualche parte anche se non riusciva a collegarlo ad una persona in particolare ma poi all’improvviso, tutto le sembrò limpido: “ma cos’hai? Che ti succede?”- “lei è Erika”- “chi?” Rosa aveva visto pochissime volte Erika Nautieri: “Erika, la criminologa che ci stava aiutando a risolvere il caso, insomma la tirocinante, fino ad ora non ci avevo fatto caso più di tanto ma lei ha un neo del genere sul viso, ne sono sicura, fose questo non prova nulla però è un dettaglio importante”- “ma come è possibile tutto questo?”- “in effetti la figlia del custode dovrebbe avere all’incirca la sua età ma…”
“ E brave le mie due poliziotte, complimenti non credevo ci sareste arrivate così presto” una voce proveniente da uno dei cespugli le fece sobbalzare, era Erika con in mano una pistola puntata contro di loro: “chissà chi vi aspettavate come killer, magari un omaccione grande e grosso ed invece sono io, una ragazza esile ed all’apparenza fragile che ha ucciso un po’ di persone, ma dovete sapere una cosa, l’apparenza inganna. Dopotutto anche tu cara Rosa, chi se lo aspettava che avresti ucciso un uomo? Nessuno in fondo è come sembra”. Becca mise la mano sulla fondina per impugnare la pistola: “è inutile che spari cara Becca è scarica, mi è bastato pochissimo, dopotutto sei tu ad averla laciata sulla scrivania, dovresti fare più attenzione” anche Rosa fece il gesto ma poi ecco nella testa l’immagine della pistola che aveva dimenticato a casa, oramai tutto era perduto.
“Ma perché lo hai fatto Chiara?” disse Becca provando a creare un dialogo ed un legame con lei, mentre la sua mano scendeva nella tasca, l’ultima chiamata era stata quella a Cathy, doveva provare a ricontattarla, approfittando di un attimo nel quale lei aveva girato lo sguardo: “bella domanda, e bel nome, sai che nessuno mi chiama così da tantissimo tempo ormai? Te lo spiego subito il perché: quei tre vigliacchi hanno appiccato il fuoco al bungalow di mio padre quella sera, li ho visti io; non sapevano che lui fosse dentro e non lo sapevo nemmeno io ma poi quando è successa la tragedia loro tre sono fuggiti ed hanno fatto in modo che ogni cosa venisse sepolta sotto le macerie, quei mostri hanno ucciso mio padre, per una bravata, perché è così che la avrebbero definita, una semplice bravata” mentre parlava le lacrime sgorgavano dai suoi occhi, era sconvolta: “ma perché non lo hai detto?”- “e pensi che non lo abbia fatto? Nessuno mi credeva, dicevano che ero una bambina piccola e non avevo visto nulla, mi fecero capire che era meglio tacere tanto nessuno avrebbe mai creduto alla mia versione,non c’erano prove contro di loro, se non la mia parola, ed ecco che io ho deciso che mi sarei fatta giustizia da sola, avrei aspettato, non sapevo quanto ma ci sarei riuscita. Quelli idioti ci hanno pensato da soli a fare una vitaccia e mentre i primi due li ho contattati in virtù dei loro imbrogli e per la morte della moglie, il terzo quel fotografo, l’ho chiamato dicendogli che sapevo la verità. Sai vedendo una bella ragazza nessuno dei tre ha avuto paura più di tanto, si aspettavano solo minacce per avere soldi, avevano dimenticato quello che era successo al campeggio; ecco che allora mi sono avvicinata a loro, e li ho anestetizzati. Da quel momento è stata tutta una discesa, non è stato difficile ucciderli”.
“E io cosa c’entravo?” disse Rosa: “vedi, Sandro l’ho conosciuto per caso, era un tossico ma ci teneva molto a me, così ho pensato che un uomo come lui, al servizio di un potente come Lamberti poteva tornarmi utile; fu in un momento di totale follia, preso dalla droga che aveva assunto che mi raccontò del cadavere che aveva fatto sparire e chi avessero aiutato ma inizialmente  non mi importò più di tanto; mi servii di lui più che altro: gli raccontai che ero una povera ragazza che aveva subito violenze dal padre ed aveva deciso di cambiare identità e lui mi aiutò, ecco come è uscito il nome di Erika Nautieri, criminologa, una ragazza dal passato ineccepibile, nessuno e dico nessuno avrebbe mai potuto trovare una macchia nella mia vita. Tuttavia dovevo eliminarlo, non potevo far vivere una persona che sapeva tutto di me; solo in un secondo momento ho scoperto che quella povera ragazza che aveva ucciso un uomo eri tu ed è in quel momento che mi è venuta l’idea: entrare in polizia; con un curriculum del genere era impossibile non essere presa per uno stage, ma prima dovevo assicurarmi che tu fossi fuori dai giochi ed ecco che ho cominciato con le minacce, solo così avrei potuto allontanarti dalle indagini. Ho pianificato tutto nei minimi dettagli, la zona degli omicidi, quale commissariato se ne sarebbe occupato,e poi mi ha aiutata anche il destino e la fortuna. Ed ora le ultime due vittime che mancano all’appello siete voi, le uniche che rappresentano ancora un ostacolo alla mia rinascita. Chiara Sierra non esiste più, ora sono una persona nuova ed eliminando voi la mia vita può solo migliorare”.
“Hai fatto male i calcoli” era Cathy che con in mano una pistola si stava avvicinando; la telefonata era fortunatamente partita ed era riuscita a sentire tutto quello che stata succedendo: “ma dove ha preso quell’arma?” pensò Becca ed il suo cuore cominciò a battere come non aveva mai fatto, l’ansia le stava prendendo la gola: “che vuoi fare piccolina? Ammazzarmi? Tu” Chiara rise: “non ho paura di nessuno figuriamoci di una mezza calzetta come te, una povera sfortunata che nella vita ha passato solo guai, mi sono informata su di te sai? Ne hai passate tante ed avevi finalmente trovato l’amore, il caro Luca Reali, il principe azzurro e poi? Ti è morto pure lui, ma forse il problema sei tu, sei tu che non riesci a tenerti vicino nemmeno un cane, rinunciaci è meglio per…” stava ultimando la frase quando un colpo della pistola di Cathy le finì nell’addome, pochi secondi ed il suo corpo cadde sull’erba.
“Ma Cathy dove hai…” stava provando a parlare Becca ma Cathy la interruppe: “scusa, mi dispiace” tutto avvenne in un attimo, girò la pistola verso se stessa e se la puntò alla tempia, un colpo secco e deciso, senza alcun tipo di esitazione, aveva deciso di farla finita.


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