sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 3

“Commissario scusi se la abbiamo disturbata a quest’ora ma è stato trovato un cadavere in Via Tiburtina, la passiamo a prendere?” erano anni che l’agente Criari lavorava in polizia ma ancora se ne usciva con domande assolutamente fuori luogo che non meritavano nemmeno una risposta: “ok a tra poco”. La sua oretta di meditazione era stata troncata di botto, senza darle nemmeno il tempo di abituarsi all’idea che stava cominciando un’altra giornata di lavoro ma non una delle tante, una di quelle che si sa quando cominciano ma non si sa mai quando e se finiscono!
“Dottor Filieri” la sua voce si interruppe quando accanto al cadavere di un uomo sulla trentina, pieno di tagli ed escoriazioni lungo tutto il corpo, non vi trovò il solito medico legale sulla cinquantina con in bocca la sigaretta spenta ma un ragazzo giovane ed attraente con due occhi luminosi che la colpirono incrociando i suoi:
“il dottor Filieri è via per qualche tempo, adesso ci sono io a sostituirlo, piacere Paolo Morelli” non le capitava spesso di sentirsi in imbarazzo di fronte ad un uomo, dopotutto  incontrava persone diverse tutti i giorni e che fossero giovani, vecchi o meno non faceva alcuna differenza: “il soggetto ritrovato è  sulla trentina, è morto per emorragia causata da questi tagli profondi, alcuni hanno lacerato l’arteria femorale e hanno provocato quello che potete osservare anche senza il mio aiuto, la morte è avvenuta questa notte da circa tre ore, anche se sarò più preciso dopo l’autopsia, arrivederci, commissario senza nome”- “sì scusi non mi sono nemmeno presentata, mi chiamo Rebecca Rasta e grazie per le informazioni”.
“Sappiamo qualcosa sulla vittima?” domandò cercando di ritornare alla calma: “si chiama Errico Siriano, aveva con sé i documenti e i soldi, non sembrerebbe affatto un tentativo di rapina” era stato trovato riverso sulla panchina di un parco giochi e aveva dei lividi sulle braccia: “ se non fosse per i tagli si direbbe che è morto di overdose” disse Becca osservandolo: “vediamo se la scientifica trova qualcosa di interessante nella zone circostanti” non sarebbe stata una cosa semplice dal momento che  il tempo all’orizzonte minacciava pioggia e le tracce dovevano essere prese molto in fretta. Era assorta nei suoi pensieri quando una presa alle spalle la spaventò: “Cathy? Ma che ci fai tu qui? Mi hai fatto prendere un colpo”- “cosa credi? Io ho i miei informatori, allora che si sa del ragazzo, a parte nome e cognome ovviamente”- “senti il fatto che hai vissuto tre anni a casa con me e che ti conosco da quando ne avevi quindici non significa che do le notizie alla prima giornalista furba che mi si presenta davanti, capito? quando mi ritrovo di fronte ad un caso di omicidio l’affetto passa in secondo piano lo sai”- “uffà ma perché sei sempre così fiscale, e poi il mio direttore vuole schiaffare il pezzo in  prima pagina, non posso deluderlo,vabbè cercherò di torchiare Tony, da lui qualcosa uscirà di sicuro”- “senti non ti permetto di cercare di scovare notizie da un povero ragazzo indifeso”- “perdutamente innamorato di me, lo sai bene che è così, comunque ricordati che domani sera sei a cena da me, mi raccomando non fare come fai di solito”- “veramente non so se sarà possibile, capirai che con un omicidio”- “non mi interessa” disse Cathy interrompendola: “ non accetterò scuse, anzi non accetteremo scuse, ricordalo, se non vieni non ti parlerò più”- “sì sì e poi i tuoi articoli di nera come gli scrivi? Hai  bisogno di un’ amica commissario, lo sai bene”.
La vedeva allontanarsi svelta come sempre, con quei capelli neri e lunghi e  l’aspetto di una donna di venticinque anni, ma non riusciva in cuor suo ad accettarlo, se ne era presa cura come si poteva fare con una sorella e lei così si sentiva nei suoi confronti, una sorella maggiore che non accettava la sua convivenza con un uomo di dieci anni più di lei.
La pioggia non tardò ad arrivare ma aveva permesso alla scientifica di effettuare i rilievi; Becca era seduta come al solito alla sua scrivania, con le maniche della camicia arrotolata e una penna che le raccoglieva i capelli, i suoi erano gesti consueti e ritmati, si ripetevano ormai da anni meccanicamente e chi la conosceva bene non aveva  nemmeno bisogno di osservarla per sapere come stesse posizionata al posto di comando: “c’è qualche novità?” disse osservando l’agente riverso sul computer con un’aria mista tra la stanchezza e lo sconforto: “purtroppo nulla di particolare commissario, Errico era un agente assicurativo, ed abitava nella stessa via dove lo abbiamo trovato, ci sono però dei precedenti, in passato è stato fermato per qualche piccolo reato, furti di poco conto ma è ormai pulito da più di dieci anni”- “ va bene, io passo dal dottor Morelli, tu vedi se la scientifica ha scoperto qualcosa e dopo andiamo al suo appartamento”- “ah commissario, ricordi che oggi viene il nuovo ispettore”- “sì sì me lo ricordo non ti preoccupare, chiamami appena arriva”.
L’ispettore Rosa Mainati era arrivata a sostituire Riccardi, con il quale collaborava ormai da dieci anni ma che poi aveva ricevuto una promozione ed era andato via; quando glielo avevano comunicato si era sentita strana, dopotutto si era abituata a chiamarlo e sentirsi chiamata ogni qualvolta c’era un nuovo caso, e poi erano diventati qualcosa di più che due semplici colleghi che affrontavano semplici giornate di lavoro insieme, tra loro c’era un rapporto speciale che però nessuno dei due era riuscito a comprendere.
L’istituto di medicina legale le metteva sempre un po’ d’ansia, non riusciva a capire come potesse essere possibile dopo tutto quel tempo che era in polizia ma non si sentiva tranquilla quando vedeva il medico riverso su un corpo freddo e inerme su di un tavolo, con un taglio ad y sul petto, nessuno vorrebbe finire la propria vita in quel modo.
“Mi aveva detto il dottor Filieri che lei è una che va un po’ di fretta” disse Paolo quando la vide entrare: “mi spiace ma saprà anche che apprezzo molto quando i medici sono veloci e repentini come lei, vedo che l’autopsia è stata già  fatta “- “diciamo che è stata fortunata, non avevo priorità di altre persone, comunque ho un po’ di cose da dirle, gli esami tossicologici dimostrano che nel suo sangue c’era una fortissima dose di anestetico, per cui non ha sofferto nel momento in cui gli sono stati inferti i tagli ma la morte è avvenuta per emorragia”- “oltre a queste sostanze ne aveva assunte altre? Droga ad esempio?”- “no nulla del genere, i lividi sul braccio dimostrano che gli sono state fatte delle iniezioni e comunque dalle modalità si direbbe proprio che è stato ammazzato in maniera lenta e dolce, forse l’assassino non lo odiava a tal punto da volerlo vedere soffrire”- “una cosa un po’ strana, comunque nel corso degli anni ho visto talmente tante stranezze che non mi sconvolgo più di tanto”-“ inoltre ha un tatuaggio vede? A forma di tre” era piccolo e si trovava dietro l’orecchio sinistro- “capisco”- “sa sono proprio fortunato”- “perché?”- “non a tutti capita di collaborare con un commissario giovane e carino come lei, o dovrei dire te?”- “grazie per i complimenti e certo che puoi darmi del tu, anche se gli adulatori non li sopporto molto” forse l’atteggiamento intimidito che aveva avuto alla loro presentazione lo aveva indotto a pensare di poter creare un rapporto con lei, magari diverso da quello  di lavoro.

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