sabato 18 giugno 2011

CAPITOLO 11

“Allora ci sono novità?” disse Becca rivolgendosi a Berti: “ la casa è stata ispezionata ma non abbiamo trovato nulla che possa collegare Stano all’omicidio di Farelli e poi la storia che ha raccontato su di lui è vera, una vicina l’ha visto uscire più o meno all’orario che ha detto, quindi realmente è andato a casa sua ed  è tornato con le sue gambe, sul dottore  poi non abbiamo scoperto nulla di interessante, i genitori sono morti tre anni fa ed era figlio unico, non sembra esserci molto sul suo conto che possa dare motivazioni valide per essere ucciso in quel modo ed anche collegamenti tra lui e Siriano non ne sono stati trovati, buio pesto, però c’è qualcosa su Elena, aveva una sorella, l’abbiamo convocata ed a momenti sarà qui”- “perfetto, e sui tabulati telefonici?”- “le ultime chiamate che sono state fatte e ricevute non hanno nulla di strano però c’è un messaggio: sappiamo chi ha ucciso tua moglie; proviene da una cabina telefonica vicino all’ospedale ed è stata usata una carta prepagata, nulla che ci faccia risalire al mittente”- “non importa, è pur sempre qualcosa, bisogna cercare di capire chi sapesse la verità e perché sia emerso soltanto adesso”.
Rosa, appariva  confusa e non sembrava riuscire a concentrarsi su quello che stava accadendo, cosa che non lasciò indifferente Becca:  “ma cos’hai Rosa? Sembri strana, vuoi tornare a casa forse?”- “no non ti preoccupare, sto bene, sono solo un po’ influenzata ma nulla di grave”- “ok ma torna a casa non ti preoccupare ce la caviamo benissimo”- “se posso permettermi di interrompervi”disse Erika: “ho fatto una piccola ricerca su Elena Luciani, faceva la psicologa ed era anche molto brava nel suo lavoro, forse la causa della sua morte è da ricercare proprio lì, non sarebbe la prima volta che succede”- “ottimo lavoro, complimenti, il tuo arrivo è stata una importante novità, ringrazierò al più presto Carrara” .
Rosa intanto aveva accettato l’offerta di Becca e si preparava a tornare a casa, sperava senza trovare qualche altra sorpresa ma all’improvviso il cellulare che aveva nella tasca del jeans cominciò a squillare e un nodo in gola le bloccò il respiro: “pronto, sì”- parlava faticosamente: “ah Carlo sei tu, dimmi”- “volevo dirti che ho analizzato il foglio ma non ci sono impronte né alcun tipo di residuo organico o indizio utile a scoprire l’identità dell’autore, mi dispiace, ma posso fare qualcos’altro per te?”- “non ti preoccupare, hai già fatto tantissimo, grazie”; questa era la peggiore notizia che poteva ricevere ma non la lasciava sorpresa più di tanto: era ovvio che non avesse lasciato tracce, di sicuro chiunque fosse stato, non era uno sprovveduto.
Bianca Luciani era una donna sui quarant’anni, bella ed elegante, dallo sguardo dolce: “ grazie di essere venuta, avrà saputo di suo cognato” esordì Becca “sì ho saputo e non me ne capacito, è assurdo che sia successo di nuovo”- “in che senso?”- “anche mia sorella era stata uccisa, la storia del pirata della strada era una bufala ma nessuno ci ha creduto”- “ci racconti  tutto per bene”- “Elena era una psicologa molto brava, dopo la separazione dal marito si era dedicata completamente ai suoi pazienti, però era  troppo coinvolta e io lo sapevo che prima o poi sarebbe successo”- “ma suo cognato era convinto che fosse stato Simone Stano ad uccidere Elena, almeno a noi così risulta”- “sì  lo odiava ed aveva anche delle ottime ragioni per pensare che fosse stato lui ma io glielo dicevo continuamente che non era così, Simone amava Elena e non la avrebbe mai uccisa, il suo problema era l’alcol ma non sarebbe mai arrivato a compiere una cosa così premeditata”- “ e lei come può dire che fosse organizzato?”- “Elena mi raccontò di una macchina che la seguiva, non mi disse come fosse fatta o qualcosa in più però mi disse che aveva paura”- “e Attilio lo sapeva?”- “sì ma era fissato con l’ex marito, non guardava oltre, sembrava avesse i paraocchi, io le avevo consigliato di denunciare il tutto alla polizia ma lei non mi volle dare ascolto ed ecco cosa le è successo” e si interruppe mentre le lacrime le scorrevano sul viso: “capisco quanto possa farle male riaprire queste ferite però vede noi vogliamo capire cosa sia successo realmente, lei ci ha detto che si faceva coinvolgere troppo dai suoi pazienti, quindi secondo lei l’assassino potrebbe essere tra loro?”- “io credo di sì, quando mi vennero consegnati i suo effetti personali, e quando svuotammo il suo ufficio, Attilio lasciò a me la sua agenda, ma non mi sembrava ci fosse nulla di particolare per cui la conservai come uno dei tanti ricordi, tanto sapevo che il caso era stato archiviato come incidente, e che nessuno lo avrebbe riaperto solo per una mia supposizione, non avevo prove”- “verificheremo noi se queste prove adesso ci sono o meno, Criari accompagni la signora a casa e prendi questa agenda,  le prometto che cercheremo assolutamente di trovare la verità”.
“Cerchiamo tutti i particolari sul caso, se c’era qualche testimone, e cosa è emerso dalle indagini, non posso credere che un caso di omicidio sia stato scambiato per un semplice incidente casuale, comunque ti devo fare i miei complimenti Erika, avevi ragione a voler seguire quella pista”- “ho soltanto seguito il mio istinto, dopotutto nel fare la criminologa questa caratteristica è essenziale”- “e tu la hai molto sviluppata, ma come mai hai deciso di dedicarti a fare questo nella vita?”- “mi ha sempre appassionato, indagare, ma soprattutto riuscire a scoprire la mente dell’assassino, a me non basta trovare il colpevole, è per questo che non avrei mai fatto la poliziotta, con tutto il rispetto che ho per loro,  lo vedo un ruolo freddo, a me invece interessa capire cosa può spingere una persona a compiere un gesto così crudele; fino ad oggi ho sempre trovato un riscontro nel passato, c’entra in ogni occasione”- “non hai torto, il 99% dei casi affonda le sue radici nel passato, solo che non sempre è così facile riuscire a trovarle, e comunque è anche grazie a questa necessità che ci siete voi”- “e sì hai proprio ragione, comunque mi auguro davvero che dall’agenda di Elena emerga qualcosa di interessante, sono convinta che sia stato qualcuno dei suoi pazienti, spesso hanno qualcosa da nascondere o a volte instaurano un rapporto quasi morboso con il proprio psicologo, non è così strano pensare che uno di loro l’abbia uccisa”- “il punto è che qui non stiamo parlando solo di un caso di omicidio, ci sono tre persone decedute, e due di loro sono accomunate dalla dinamica, solo che non è facile capire cosa leghi tutte e tre le vittime, adesso vado a fare una ricerca tra i vecchi interrogatori fatti, speriamo emerga qualcosa”.
Dalle documentazioni pervenute sulla sua scrivania non sembrava uscire nulla di interessante: i testimoni che erano stati chiamati avevano solo visto un’auto blu, sportiva che correva all’impazzata, e la povera donna travolta senza pietà, e soprattutto senza essere soccorsa; c’era però una dichiarazione fatta da un uomo, un certo Andrea Carnieri, che diceva di un’auto sportiva e blu ma anche che, inizialmente era  ferma sul ciglio della strada e che solo in un secondo momento aveva  accelerato e travolto Elena.
“Questo poteva essere un testimone importante  e non è stato preso in considerazione” pensava tra sé osservando attentamente i fogli che si trovava davanti: “ha ancora il negozio allo stesso posto, verificheremo che la pensi ancora allo stesso modo, Berti andiamo subito a Trastevere”.

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