Avrebbe tanto voluto che si fosse trattato di un incubo, uno di quelli dai quali ci si sveglia in piena notte madidi di sudore e sconvolti ma anche contenti che si sia trattato solo di una creazione della propria mente; ed invece no, Becca sapeva che quello che aveva vissuto era la realtà, la piccola Cathy si era tolta la vita davanti ai suoi occhi stanca di affrontare le continue prove che il destino aveva posto sulla sua strada senza alcun tipo di pietà.
Spesso si chiedeva come fosse possibile che una ragazza di soli 25 anni avesse avuto tanti problemi e nonostante questo dopo ogni caduta si fosse sempre rialzata quasi pronta a parare il nuovo colpo che sarebbe stato scagliato contro di lei, perché lo sapeva che presto o tardi sarebbe arrivato e non voleva farsi trovare impreparata.
Una bussata alla porta la riportò con i piedi per terra, era Rosa con in mano una tisana: “ti ho portato una camomilla forse ti aiuterà”- “grazie ma non ce la faccio a berla, è assurdo ma pensa che è proprio la cosa che ho offerto a Cathy prima di venire da te, solo ora mi rendo conto di quanto non serva a nulla una tisana in momenti del genere”- “scusami non lo sapevo, pensavo ti potesse rilassare”- “scusami tu, sono stata scortese, non volevo ferirti, so bene che lo stavi facendo solo per aiutarmi è che tutto mi sembra così assurdo, non riesco a credere a quello che è successo, avete scoperto dove Cathy abbia preso la pistola?”- “sì, l’uomo che gliel’ha venduta era un suo informatore, e gliel’ha data qualche settimana fa, poco dopo la scoperta del cadavere di Luca Reali, forse voleva vendicarsi”- “o uccidersi, ora come ora questa idea è l’unica che mi appare nella testa, e l’unica persona che doveva morire invece è ancora viva”- “sì Chiara non è morta, è ricoverata in ospedale ma i medici sono ottimisti”- “l’unica cosa positiva è che passerà il resto della sua vita in galera, quel mostro deve pagare”- “sarà così”- “ora vado a casa di Cathy, devo ritirare alcune cose per i funerali”- “vuoi che ti accompagni?”disse Rosa cercando di aiutarla e sostenerla come meglio poteva: “non preoccuparti, è una cosa che devo affrontare da sola”.
Entrare nel suo appartamento le sembrava stranissimo, tutto era rimasto come lei lo aveva lasciato, c’era persino un foglietto sul frigo con parole tenere verso il fidanzato, forse glielo aveva preparato per quando sarebbe tornato da Londra, quante cose erano successe da allora; lo studio al contrario delle altre stanze era un po’ caotico, pieno di scartoffie che Cathy aveva raccolto, bozze di articoli, che riempivano la scrivania: qualcosa però tra loro attirò la sua attenzione, una lettera e sulla busta una intestazione: era per lei.
Non aveva il coraggio di aprirla ma poi si fece coraggio:
“Cara Becca, se leggerai questa lettera vorrà dire che la mia decisione l’ho presa, l’unica decisione che potevo prendere perché sono sola, sì, non ho nessuno al mio fianco e tu sai bene quanto ne avessi bisogno; Luca per me era tutto e perderlo è stata la cosa più brutta che potesse succedermi, credimi ci sto provando a reagire, ma ogni volta che tento di alzarmi ricado in un baratro e sempre più profondo; sono stanca di lottare col destino, è una lotta impari, vince sempre lui ed io non ho più la forza di perdere. Spesso mi capita di pensare a tutto quello che abbiamo attraversato insieme, i miei rapimenti a distanza di quattro anni l’uno dall’altro, la perdita di mio padre, ed a volte mi chiedo come sia riuscita a non crollare prima ma una risposta l’ho trovata e quella risposta sei tu, tu c’eri sempre accanto a me ogni volta, e sei diventata più importante di una madre ma so che un giorno te ne andrai, e questo non sono pronta ad accettarlo né ora e né mai; ci ho pensato tantissime volte e credimi quando mi facevo la domanda: “ce la farai senza di lei?” rispondevo allo stesso modo: “no”. Perciò stavolta mi muovo d’anticipo e non permetterò al destino di vincere di nuovo, questa volta ho vinto io ma ricorda una cosa, anche se nell’aldilà forse non ci incontreremo, sappi che ti ho voluto un bene enorme e che te ne vorrò sempre, per l’eternità.
Un bacio, la tua piccola Cathy.
Le lacrime che erano sgorgate dai suoi occhi avevano bagnato il foglio e l’inchiostro stava sbiadendo; non riusciva a credere a quello che aveva appena letto, ne era spaventata, era colpa sua, solo colpa sua se Cathy si era suicidata, forse aveva creato un legame troppo forte con lei e non si era resa conto che questo poteva danneggiarla nonostante lo avesse fatto senza volerle fare male. Involontariamente era stata la sua rovina ed ora questo peso lo avrebbe portato per sempre sulla coscienza.
Si sentiva completamente svuotata ma c’era da preparare un funerale ed una degna sepoltura, almeno questo glielo doveva.
La chiesa era colma di persone; nonostante si fosse suicidata, infatti, le era stato concesso un funerale in chiesa; Padre Pietro la conosceva fin da quando era piccola e aveva sempre avuto un buon rapporto con lei. Cathy era molto religiosa ed era, almeno da questo punto di vista, inspiegabile che avesse deciso di troncare la sua vita in quel modo.
Le parole dell’omelia richiamavano la pietà, quella che Dio forse avrebbe dovuto avere nei confronti di una ragazza fragile che non ce l’aveva fatta ad affrontare la durezza della vita, talvolta incomprensibile a noi umani. Becca ascoltava ma non riusciva a concentrarsi perché davanti agli occhi c’era solo quella bara, dove non riusciva a credere che ci fosse lei, la sua piccola Cathy; le sembrava di vederla e di sicuro non avrebbe voluto vederla piangere ma lei non ci riusciva, non poteva non farlo.
Non si era messa davanti insieme ai familiari, aveva preferito stare dietro, dove nessuno avrebbe potuto notarla o giudicarla perché in quel momento ogni sguardo ed ogni dito puntato era una lama di ghiaccio nel cuore e non riusciva a sopportarlo. I media non si erano lasciati sfuggire una occasione del genere, una classica notizia da prima pagina come avrebbe detto Cathy, ed erano in tanti i giornalisti e le telecamere disposte fuori la chiesa, perché all’interno era stato vietato loro l’ingresso.
Era in piedi e pregava, pregava quel Dio che tante volte l’aveva delusa, che tante volte l’aveva fatta piangere e chiedere perché permettesse che il mondo fosse carico di dolore, pregava che avesse Cathy vicino a lui e che la proteggesse come lei non era riuscita a fare; all’improvviso però sentì una mano forte che le stringeva la spalla, era Andrea: “sono venuto appena ho saputo, mi dispiace tanto” le sue parole erano sincere e dai suoi occhi sgorgavano lacrime mentre le pronunciava, adorava Cathy, la stessa ragazza che aveva cercato di farli tornare insieme nonostante il tradimento di lui ma che non era riuscita nel suo intento; proprio per questo era andato a fare lo psicolgo in un’alltra città ma adesso era lì accanto a lei, come aveva sempre fatto da quando si conoscevano, nei momenti difficili, lui c’era sempre.
Erano in piedi accanto alla sua lapide quella mattina e guardavano la foto di Cathy: “era bellissima” disse Becca stringendo la mano di Andrea forte, quasi come se potesse trasmettergli il dolore che provava dentro: “era stupenda, ed ora è diventata un angelo, non soffrirà più vedrai” disse abbracciandola: “aiutami” disse Becca: “lo farò, e questa volta sarà per sempre”.
Intorno a loro c’era il silenzio, un silenzio profondo che li avvolgeva ma qualcosa volò nell’aria e si posò sulla lapide, un petalo, un petalo di rosa bianca e candida: “E’ lei” disse Becca tra le lacrime: “non ci abbandonerà mai”.
Nessun commento:
Posta un commento